Agrivoltaico: conviene davvero all’agricoltura e al territorio?

Quali sono i pro e i contro del modello agrivoltaico, sempre più in utlizzato nei vari progetti fotovoltaici.

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L’agrivoltaico è una delle evoluzioni più interessanti nel panorama della produzione di energia solare. La sua peculiarità, ovvero la convivenza tra attività agricola e impianto fotovoltaico nello stesso sito, ha suscitato entusiasmo ma anche dubbi: può davvero sostenere il territorio senza comprometterne la vocazione agricola? Può contribuire alla transizione energetica senza generare nuovo consumo di suolo?

Per rispondere, occorre analizzare come funzionano i sistemi agrivoltaici, quali tecnologie vengono adottate e quali condizioni servono affinché l’integrazione tra agricoltura ed energia risulti virtuosa.

Che cos’è l’agrivoltaico e come funziona

Un impianto agrivoltaico è progettato per permettere la produzione di energia rinnovabile e l’esercizio dell’attività agricola nello stesso spazio e nello stesso momento. Si tratta di un sistema complesso, in cui l’organizzazione dei moduli fotovoltaici, delle colture e dei dispositivi di supporto è studiata per non penalizzare nessuna delle due attività.

Agrivoltaico classico

Nei sistemi più tradizionali i pannelli sono installati a terra, con spazi sufficienti tra i filari per consentire coltivazione, pascolo o il passaggio di mezzi agricoli. È una soluzione semplice, ma limita parzialmente la superficie coltivabile.

Agrivoltaico avanzato

Le tecnologie più recenti prevedono moduli sopraelevati, sostenuti da strutture che lasciano il terreno completamente accessibile. In questi impianti:

  • la luce filtrata favorisce alcune colture
  • il suolo è protetto dall’eccessiva evaporazione
  • l’irraggiamento è gestito in modo più efficiente
  • il pascolamento o il transito dei mezzi è libero

L’obiettivo non è solo coesistenza, ma sinergia: energia e agricoltura devono migliorarsi reciprocamente.

L’impatto sul territorio: consumo di suolo e percezione pubblica

Una delle critiche più frequenti ai progetti agrivoltaici riguarda il possibile impatto sul territorio agricolo. Tuttavia, questo rischio è spesso sovrastimato: la normativa italiana prevede limiti precisi proprio per salvaguardare il suolo.

Il vincolo minimo del 70% per l’attività agricola

La legge impone che almeno il 70% del terreno occupato dall’impianto resti disponibile per l’agricoltura o la pastorizia. È una garanzia che evita la conversione del suolo agricolo in suolo industriale e obbliga i progettisti a preservare la vocazione produttiva dell’area.

I principali fattori che influenzano l’occupazione del suolo

  1. Tipo di coltivazione: ogni pianta ha esigenze specifiche di spazio e luce.
  2. Tecnologia dei pannelli: modelli fissi a terra occupano più suolo, mentre i sistemi sopraelevati riducono l’impatto.
  3. Accessibilità del terreno: gli impianti devono garantire il passaggio dei mezzi agricoli e delle attrezzature.

La progettazione accurata consente di mantenere elevata la produttività agricola, riducendo al minimo gli effetti sull’ecosistema locale.

Come integrare al meglio agrivoltaico e agricoltura

La buona riuscita di un impianto agrivoltaico dipende soprattutto dalla fase preliminare di pianificazione. È necessario individuare:

  • zone con buon irraggiamento
  • colture compatibili
  • tecnologie adeguate
  • modalità di accesso per i mezzi agricoli

Le colture più compatibili con l’agrivoltaico

L’esperienza europea e italiana mostra che alcune colture traggono vantaggio dall’ombreggiatura parziale:

  • piccoli frutti
  • insalate e ortaggi a foglia
  • erbe aromatiche

Al contrario, colture che richiedono piena esposizione solare, come mais, frumento o alcune varietà di frutta, risultano meno adatte.

Quando la scelta agronomica è coerente, gli impianti agrivoltaici possono addirittura aumentare la resa delle colture, proteggendole da stress idrico e temperatura eccessiva.

Agrivoltaico: opportunità e rischi

I principali vantaggi

  • Uso efficiente del suolo, senza sottrarre terreno all’agricoltura
  • Riduzione dell’impatto ambientale rispetto a produzioni da combustibili fossili
  • Possibile aumento della produttività agricola in determinate colture
  • Maggiore resilienza climatica, grazie all’ombreggiamento controllato
  • Opportunità economiche locali, legate sia alla produzione energetica sia al mantenimento dell’attività agricola

I principali rischi

  • progettazione non adeguata che penalizza le colture
  • scarsa compatibilità tra tecnologia fotovoltaica e pratiche agricole
  • rischio percepito di consumo di suolo, anche quando non effettivo

Questi rischi, però, possono essere mitigati attraverso normative chiare e innovazioni tecnologiche, entrambe in costante evoluzione.

Il ruolo dell’agrivoltaico nei nuovi modelli energetici

L’agrivoltaico non è solo un modo diverso di installare pannelli solari. È una strategia che punta a coniugare tre obiettivi essenziali:

  • produzione di energia pulita
  • tutela del territorio
  • valorizzazione delle attività agricole

Per questo sta trovando spazio anche nei modelli di investimento partecipato, come quelli che coinvolgono parchi solari condivisi progettati in forma agrivoltaica. In questi casi, cittadini e piccoli investitori possono sostenere impianti che rispettano il territorio e allo stesso tempo contribuiscono alla transizione energetica.

Operatori come GridShare stanno integrando modelli agrivoltaici all’interno di alcuni parchi solari condivisi, adottando tecnologie sopraelevate e collaborando con partner agronomici per garantire che l’attività agricola rimanga centrale. La partecipazione agli impianti avviene attraverso piattaforme regolamentate, con documentazione tecnica trasparente e aggiornamenti periodici sui cantieri.

Questo approccio consente di mantenere una relazione equilibrata tra produzione energetica e tutela del suolo, offrendo al tempo stesso un’opportunità di investimento a chi vuole sostenere progetti con impatto reale sul territorio.

Conclusione

L’agrivoltaico rappresenta una delle soluzioni più promettenti per conciliare produzione di energia rinnovabile e continuità dell’attività agricola. La chiave del suo successo sta nella progettazione, nella scelta delle colture e nel rispetto dei vincoli imposti dalla normativa.

Se implementato correttamente, non solo non consuma suolo, ma può contribuire a rafforzare la resilienza del territorio, proteggere le colture e creare valore economico locale. Modelli come i parchi solari condivisi agrivoltaici mostrano come la transizione energetica possa procedere senza sacrificare l’identità agricola delle aree coinvolte, offrendo anche nuove opportunità per cittadini e piccoli risparmiatori.

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